Il trionfo di Davidson, il cavallo rinato con le neuroscenze

Il trionfo di Davidson, il cavallo rinato con le neuroscenze

Non riusciva più a trottare: curato con una innovativa tecnica antistress, ha vinto il Prix d’Amerique

 

Fallire per un soffio ogni ultima domenica di gennaio a Parigi la più prestigiosa corsa del mondo di trotto — quel Prix d’Amerique da 1 milione di euro nel quale il cavallo francese di 9 anni Davidson du Pont si era piazzato quarto nel 2019, poi secondo nel 2020, e poi ancora secondo nel 2021 — l’aveva quasi mandato al manicomio: che, per i trottatori, equivale appunto a quello stato mentale nel quale, specie in partenza o sotto sforzo, la memoria di chissà quale pregressa esperienza traumatica li fa smettere disgustati di trottare e li fa «rompere», cioè esplodere in un rabbioso galoppo punito dalla squalifica.

Alla stregua dei mental coach chiamati al capezzale psicologico di tanti atleti umani, il leggendario allenatore Jean-Michel Bazire, per venti dei suoi cinquant’anni vincitore dello «scudetto» in Francia, ha allora provato a curare la testa matta del proprio campioncino con la tecnica del «neurofeedback dinamico», praticata sui cavalli (45 minuti al giorno, e poi 10 minuti prima della corsa) da Maeva Campergue. Cioè da una bizzarra signora secondo la quale gli elettrodi applicati alla teca cranica del cavallo, mentre gli viene fatta ascoltare musica rasserenante, ne trasmettono l’attività cerebrale all’algoritmo di un computer che la analizza 2.048 volte al secondo e, tutte le volte che vi capta una brusca variazione, interrompe per una frazione di secondo il fluire della musica: feedback negativo che farebbe sì che il cervello del cavallo inconsciamente si avveda di questa propria potenziale instabilità e si induca ad autocorreggere la disfunzione, riducendo lo stress e incrementando la concentrazione.

A occhio parrebbe solo una trovata di marketing. Ma ieri, coincidenza o meno, l’intrattabile normanno diventa di implacabile serenità nell’inscenare la vertiginosa rimonta con la quale il 21enne figlio di Bazire, Nicolas, lo pilota a riacciuffare al fotofinish Galius, monumentale biondo rivale che al comando sulla curva finale pareva essersi ormai isolato dai diciassette avversari.

Due nuovi record (quello di un figlio nello stesso albo d’oro del padre guidatore già quattro volte a segno, e quello di più giovane driver vincitore nelle 101 edizioni), che però proprio all’ultimo dei tiratissimi 2.700 metri infrangono il sogno di un altro record cullato dalla trainer di Galius, Severine Raimond: beffata a un passo dal diventare la prima donna in un secolo ad allenare un laureato del Prix d’Amerique.

 

Fonte: Corriere.it